(Ercole) Antonio Raggi detto il Lombardo[1] (Vico Morcote, Canton Ticino, 1624 – Roma, 1686) è stato uno scultore svizzero-italiano. Fu il principale collaboratore e allievo di Giovan Lorenzo Bernini per circa trent'anni.
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Dopo un'iniziale formazione in patria come stuccatore, si trasferisce a Roma nel 1645 e comincia la propria formazione presso lo studio di Alessandro Algardi, maestro da cui deriva lo stile aulico e solenne dei volti, che lo impiega ancora nel 1650 a modellare in stucco, insieme a Giovan Battista Rossi, i propri disegni nei rilievi di soggetto veterotestamentario nella Basilica di San Giovanni in Laterano.
La sua individualità verrà alla luce solamente nel 1647 con il passaggio nella bottega del Bernini, di cui diverrà l'allievo più vicino e sicuramente il più prolifico, per effetto di quel modo di lavorare adottato dal maestro nella seconda metà della propria carriera artistica, cioè di creare un vero e proprio atelier, assegnando di volta in volta l'esecuzione dei propri disegni ai suoi allievi.
E di questi, Raggi era sicuramente il più abile a interpretare l'estetica e la ricerca del maestro, ai modi del quale sarà prossimo in diversi primi lavori e da cui attingerà alla forte ricerca sull'utilizzo della luce nella messa in opera delle sculture, qualità che lo farà designare da Francesco Borromini quale esecutore di opere da inserire in proprie architetture, come nel caso di San Giovanni dei Fiorentini e di San Carlo alle Quattro Fontane. In questi anni (1665-1676) Raggi elabora il suo stile unico, coniugando l'esempio dei suoi due maestri e creando quelle opere che sembrano rappresentare popolani romani e insieme divinità.
Il primo luglio 1657 viene eletto membro dell'Accademia di San Luca[2].
Del periodo berniniano va segnalato il suo Noli me tangere della Cappella Alalleona nella Chiesa dei Santi Domenico e Sisto (San Sisto Nuovo) del 1649 e il monumentale Danubio nel complesso della Fontana dei Fiumi in Piazza Navona, eseguito tra il 1650 e il 1651 e proprio grazie a questa prestazione, come collaboratore del Bernini, nel 1653 si reca alla corte del duca Francesco I d'Este, insieme al Fancelli e a Claude Poussin a Modena col compito di tradurre dei disegni di Bernini in modelletti di terracotta destinati a far da modello per grandi statue per il Palazzo Ducale di Sassuolo. A fianco del portale della facciata del Palazzo Ducale presso lo scalone si trovano due sue statue raffiguranti una Galatea e l'altra Nettuno mentre il tritone, derivazione diretta del modello romano, è posto nella fontana in una nicchia del cortile.
Tornato a Roma, lavora ancora al seguito del Bernini nella grande impresa della Cathedra Petri, tra il 1657 e il 1664, e realizza dei rilievi in stucco per la nuova decorazione della Chiesa di Santa Maria del Popolo tra il 1655 e il 1657: Santa Barbara, Santa Caterina, Santa Tecla, e Santa Apollonia, e due coppie di angeli con stemmi della famiglia Della Rovere sotto i due organi monumentali.
Nel 1656 lavora a Santa Maria della Pace realizzando su incarico di papa Alessandro VII la figura di San Bernardino da Siena per la Cappella Chigi e i putti al lato dei medaglioni posti ai lati della facciata di Pietro da Cortona.
Tra le sue altre opere la Madonna col Bambino nella Chiesa di Saint Joseph des Carmes a Parigi (1650-1651), il completamento della decorazione in stucco della Collegiata di San Tommaso di Villanova in Castel Gandolfo (1660-1661): gli Evangelisti nei pennacchi, i tondi con le Storie di San Tommaso sulle finestre del tamburo e i decori relativi, la partizione della cupola in spicchi con cassettoni esagonali; in Sant'Andrea delle Fratte del Bernini (1662-1665), la decorazione di stucco delle statue di San Bernardino e papa Alessandro VII per il Duomo di Siena e quella di San Benedetto orante per il Sacro Speco di Subiaco.
Solo nel 1662 riceve la sua prima commissione del tutto autonoma: una delle sue opere più belle, la grande pala marmorea, lasciata incompiuta da Giuseppe Petroni, raffigurante la Morte di Santa Cecilia in Sant'Agnese in Agone, dove il suo afflato berniniano si confronta con il forte impianto algardiano del suo "collega" Ercole Ferrata nella pala gemella dedicata a Santa Emerenziana. Verso il 1665-1666 risale anche la poderosa decorazione in stucco della Chiesa di Sant'Andrea al Quirinale, con la Gloria di Sant'Andrea sopra l'altare maggiore e le figure di pescatori e putti in altorilievo sulla cupola.
Nel 1665 inizia il grande gruppo scultoreo del Battesimo di Cristo con Dio Padre in Gloria inserito nell'altare maggiore creato dal Borromini per San Giovanni de' Fiorentini in Roma. Su disegno del Bernini nel biennio 1668-1669 scolpisce uno dei dieci angeli, commissionati da papa Clemente IX - forse il più bello - che portano gli strumenti della Passione sul Ponte Sant'Angelo, il colossale Angelo con la colonna. Contemporaneamente realizza, in stucco, la statua di San Giovanni Battista e il rilievo con San Carlo Borromeo per la cappella Govini nella Chiesa di San Nicola da Tolentino, su disegno di Pietro da Cortona.
La sua fama supera largamente i confini romani e si spiegano così le opere scolpite nell'Urbe e poi spedite all'estero quali i due bellissimi Angeli in marmo algardiani, disegnati dal Bernini nel 1669 circa, (derivati da quelli della Chiesa di Santa Maria del Popolo) tuttora nella Cappella di San Pietro nella Chiesa di Santa Maria della Vittoria a Milano[3], di patronato dei cardinali Luigi Alessandro e Luigi Omodei[4]; egli è il più che probabile coordinatore, forse assiene ad Etrcole Ferrata, ella messa in opera elleidee berniniane: il tabernacolo, direttamente desunto dal primo modello per quello petrino[5], le quattro tombe omodei, la cupola a spicchi cassettonati: in assoluto la più sontuosa applicazione del berninismo a Milano.
Altro esempio è il sepolcro di Lady Jane Cheyne del 1671, a Londra nella Chelsea Old Church. A quest'anno risale anche una perduta Santa Maria Maddalena in bronzo, eseguita per il basamento di un Crocifisso in avorio per il cardinale Flavio Chigi.
Sua è pure in larga parte la decorazione scultorea degli anni 1672-1679 con figure colossali che integra l'immenso affresco sulla volta della Chiesa del Gesù dell'altro allievo di Bernini, Giovan Battista Gaulli detto Baciccio raffigurante la Gloria del Nome di Gesù. L'altro grande cantiere che lo coinvolge negli anni 1671-1681 è quello della cappella Ginetti nella Chiesa di Sant'Andrea della Valle, su progetto di Carlo Fontana[6]; qui scolpisce in marmo un rilievo con il Secondo sogno di San Giuseppe, una Fama reggente lo stemma Ginetti e soprattutto l'effigie del cardinale Maurizio Ginetti in preghiera. Il sodalizio col conterraneo Carlo Fontana, che caratterizza la fase finale della sua attività, prosegue nella chiesa di San Marcello, sulla cui facciata è posto lo stucco raffigurante San Filippo Benizzi che rinuncia al papato degli anni 1685-1686[7].
Suoi stretti collaboratori furono Leonardo Reti, Michele Maglia, e Paolo Naldini.
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