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définition - Globalizzazione

globalizzazione (n.)

1.Processo di crescente integrazione dell'economia mondiale.

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Globalizzazione

                   

Con il termine globalizzazione si indica il fenomeno di crescita progressiva delle relazioni e degli scambi a livello mondiale in diversi ambiti, il cui effetto principale è una decisa convergenza economica e culturale tra i Paesi del mondo.

Il termine globalizzazione, di uso recente, è stato utilizzato dagli economisti, a partire dal 1981, per riferirsi prevalentemente agli aspetti economici delle relazioni fra popoli e grandi aziende. Il fenomeno invece va inquadrato anche nel contesto dei cambiamenti sociali, tecnologici e politici, e delle complesse interazioni su scala mondiale che, soprattutto a partire dagli anni ottanta, in questi ambiti hanno subito una sensibile accelerazione.

Sebbene molti preferiscano considerare semplicisticamente questo fenomeno solo a partire dalla fine del XX secolo, osservatori attenti alla storia parlano di globalizzazione anche nei secoli passati. Ma erano tempi diversi in cui la globalizzazione si identificava, pressoché essenzialmente, nell'internazionalizzazione delle attività di produzione e degli scambi commerciali.

Indice

  Economia

In campo economico la globalizzazione indica la progressiva abolizione delle barriere commerciali, ovvero l'aumento dei volumi del commercio internazionale, dei flussi internazionali dei fattori della produzione e dei lavoratori e la crescente integrazione economica dei paesi. Con la stessa parola ci si riferisce anche all'affermazione del fenomeno delle imprese multinazionali nello scenario dell'economia mondiale: in questo ambito si fa riferimento sia alla delocalizzazione di una o più fasi produttive che alla tendenza delle stesse ad ampliare i propri mercati di sbocco.

I dati storici mostrano come la globalizzazione non sia un fenomeno recente: la prima ondata di globalizzazione si è avuta tra il 1840 e il 1914, anche grazie allo sviluppo di nuove tecnologie che resero il mondo "più piccolo" come navi a vapore, ferrovie e telegrafo. Il passaggio tra le due guerre, la grande depressione e il diffuso protezionismo risultarono in una diminuzione degli scambi commerciali, attuato mediante l'utilizzo di barriere quali dazi, sussidi e quote. A partire dal 1970 si è verificata una nuova ondata di liberalizzazione del commercio mondiale, anche attraverso accordi e istituzioni internazionali appositamente concepite quali il GATT e successivamente il WTO finalizzate all'abolizione progressiva delle barriere al commercio internazionale.

Alla base della globalizzazione c'è l'enorme incremento del commercio internazionale. Ciò è potuto accadere solo grazie al costo dei trasporti navali e aerei mediamente basso. Poiché il costo del trasporto è dipendente dal costo del petrolio nella misura in cui questa risorsa mondiale tende ad esaurirsi il suo prezzo è destinato a crescere progressivamente. Nel momento in cui il prezzo del greggio al barile supererà stabilmente i 200 dollari al barile i trasporti saranno tutt'altro che economici. Il vantaggio comparativo di acquistare merci da luoghi in cui il costo del lavoro (Cina, Vietnam ecc.) è basso verrà compensato dagli alti costi di trasporto sostenuti dalle imprese esportatrici. La delocalizzazione produttiva non avrà più senso e il commercio internazionale tenderà a contrarsi. Almeno per quelle merci con basso rapporto valore/volume.

  Critiche e controversie

Nell'accezione economica, l'odierno modello di globalizzazione è contestata da alcuni movimenti no-global e new-global (v. anche Popolo di Seattle, No logo), mentre è fortemente sostenuta dai gruppi liberisti e anarco-capitalisti.

I dibattiti riguardo al suo effetto sui paesi in via di sviluppo sono infatti molto accesi: secondo i fautori della globalizzazione, questa rappresenterebbe la soluzione alla povertà del terzo mondo.

Secondo gli attivisti del movimento no-global essa causerebbe invece un impoverimento maggiore dei paesi poveri, attribuendo sempre più potere alle multinazionali, favorendo lo spostamento della produzione dai paesi più industrializzati a quelli in via di sviluppo, zone franche in cui tutti i diritti umani non sono garantiti e dove i salari sono più bassi. Il tutto senza dare reali benefici alla popolazione del posto, anzi distruggendone buona parte dell'economia locale[1]. I new-global asseriscono che uno stato nazionale, limitato entro i propri confini, non riesce più a dettare regole ad imprese transnazionali, capaci di aggirare con la loro influenza ogni barriera politica e condizionare le decisioni dei governi anche contro gli interessi dei cittadini che li hanno eletti. Essi affermano inoltre che il potere di ciascuno stato nazionale è smantellato dalla possibilità (di cui usufruiscono le imprese) di pagare le tasse dove costa meno, giocando sulla sede fiscale. Una delle proposte è appunto l'abolizione dei cosiddetti paradisi fiscali[2]. Gli attivisti del movimento precisano però che non sono contro la globalizzazione ma per un diverso modello di essa, più solidale, che tenga più conto delle diversità culturali e non cerchi di omologare tutto il pianeta sul modello occidentale. È molto criticato il fatto che sia stata attuata in modo selvaggio senza assumere dentro i criteri del commercio internazionale un limite allo sfruttamento delle risorse umane e ambientali, il cosiddetto sviluppo sostenibile, anche perché spesso le aziende delocalizzano solo per un breve periodo e poi delocalizzano di nuovo dove costa ancora meno, quindi non hanno interesse alla tutela dell'ambiente in loco né all'armonia tra le parti sociali, alle quali guardano da una prospettiva simile a quella dei colonialisti dell'età preindustriale.

Uno studio effettuato da Pranab Bardhan dell'Università di California, basato su dati della Banca Mondiale, sostiene però che la globalizzazione non abbia reso nel complesso i paesi più poveri, ma che nemmeno abbia avuto grande influenza nella riduzione della povertà. Avrebbero invece effetto decisamente maggiore alcuni miglioramenti delle politiche interne dei paesi, quali lo sviluppo della rete infrastrutturale, il perseguimento della stabilità politica, le riforme del sistema agrario e il miglioramento dell'assistenza sociale[3].

Il Premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, teorico della finanza etica e fondatore della Grameen Bank, sostiene però che l'Organizzazione Mondiale del Commercio sia un bulldozer al servizio delle maggiori economie, come gli Stati Uniti, che pretendono la libertà di vendere in qualsiasi mercato, ma che spesso temono, in casa loro, anche la concorrenza più piccola e innocua di qualche prodotto agricolo o artigianale; aggiunge inoltre che è necessario promuovere delle forme di aiuto sostenibile affinché la globalizzazione possa davvero essere utile allo sviluppo[4].

Secondo il rapporto di Amnesty International con la globalizzazione il potere scivola dalle mani degli Stati e si sposta "silenziosamente" in quelle delle multinazionali, che diventano i nuovi interlocutori nelle campagne per la difesa dei diritti umani in tutto il mondo[5].

L'economista indiana Vandana Shiva asserisce che la globalizzazione ha prodotto in India suicidi di massa tra i contadini, strozzati dai debiti per l'aumento dei costi di produzione e la caduta dei prezzi. In India l'ingresso nel paese delle grande multinazionali come la Monsanto - con l'obbligo di acquistare da loro le sementi industriali dal costo sempre più elevato, biologicamente modificate e utilizzabili solo per un raccolto - si sta traducendo in una rovina per i piccoli agricoltori. Vandana Shiva aggiunge inoltre che capitalismo globale e fragili equilibri ecologici, avidità e violenza contro i più deboli sono da combattere con la disobbedienza civile[6].

Durante la messa dell'Epifania del gennaio 2008 Papa Benedetto XVI afferma che non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt'altro e aggiunge: i conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale[7].

Effetti indiretti della globalizzazione sono le ripercussioni sull'ambiente e sull'inquinamento dell'aria, causate dall'industrializzazione e dall'aumento dei trasporti.

  Comunicazioni e cultura

Con globalizzazione, ci si riferisce oltre che allo sviluppo di mercati globali, anche alla diffusione dell'informazione e dei mezzi di comunicazione come internet, che oltrepassano le vecchie frontiere nazionali. Nello stesso campo il termine indica la progressiva diffusione dei notiziari locali su temi internazionali.

Il termine globalizzazione è utilizzato anche in ambito culturale ed indica genericamente il fatto che nell'epoca contemporanea ci si trova spesso a rapportarsi con le altre culture, sia a livello individuale a causa di migrazioni stabili, sia nazionale nei rapporti tra gli stati. Spesso ci si riferisce anche all'elevata e crescente mobilità delle persone con una permanenza limitata temporalmente (turisti, uomini di affari, etc.).

Pro e Contro della globalizzazione La globalizzazione può favorire lo sviluppo economico di alcuni stati, in particolare quelli industrializzati e sviluppati, attraverso guadagni e profitti provenienti da un modo di agire: il decentramento. Esso consiste nello spostare le industrie in paesi sottosviluppati, dove la manodopera ha un costo inferiore. Così facendo si offre un lavoro nei paesi più poveri ma le multinazionali decentrano le loro industrie in paesi in via di sviluppo che non possono così svilupparsi. In ogni caso la globalizzazione "ferisce" le tradizioni popolari, diffondendo alcune feste che appartengono a quelle di un popolo. Ad esempio Halloween è una festa di origine celtica che si è diffusa nei popoli anglo-sassoni; con la globalizzazione si è diffusa nei popoli dei paesi sviluppati. Ciò non accade solo per le feste, ma anche per il modo di vestire, soprattutto quello giovanile, il modo di parlare, i cibi consumati, ecc. Ad esempio prima degli anni quaranta era impossibile trovare in Italia e in Europa persone che indossassero le T-shirt, ora è comunissimo. Negli ultimi anni si è parimenti osservato un rapido sviluppo di pensiero che ha studiato un nuovo processo economico-sociale definito Glebalizzazione. Quest'ultimo, intravisto quale distorsione del processo di Globalizzazione, avrebbe dunque ingenerato un rapido e progressivo processo di impoverimento delle masse a seguito della mondializzazione dell'economia. Origini della globalizzazione Nell'immaginario collettivo la globalizzazione è spesso percepita come un fenomeno progressivo, che si è andato sviluppando nel tempo in modo naturale, e che vede la condizione attuale nei suddetti ambiti come una fase intermedia tra il generico passato ed il futuro. In realtà, se con globalizzazione ci si riferisce ad un fenomeno specifico degli ultimi decenni, scientificamente il concetto è tutt'altro che consolidato, anche se è entrato a far parte del lessico comune e i mass media ne fanno larghissimo uso.

Per quanto riguarda l'economia per esempio, diversi autori sottolineano che il sistema degli scambi internazionali era più globalizzato negli anni precedenti il 1914 di quanto non sia attualmente[8], che i sistemi economici sono comunque fondamentalmente a base nazionale e anche quelli di dimensione tendenzialmente continentale presentano diversi aspetti di chiusura (ad esempio le politiche protezionistiche dell'Unione Europea in ambito agricolo). D'altra parte, Amartya Sen[9] sostiene che processi di globalizzazione sono in corso da almeno un millennio, affogando così il concetto e le pratiche che lo sottendono nel mare magnum della lunga durata. Anche questo invita a maneggiare il concetto con una certa cautela.

In ogni caso, nella coscienza dei popoli il fenomeno si sta consolidando insieme alla diffusione del punto di vista globale ed all'impegno concreto per un mondo migliore al di là dei propri interessi personali e dei confini nazionali[senza fonte]. Si parla sempre più spesso di "globalizzazione dei diritti" e perciò di rispetto dell'ambiente, di eliminazione povertà, di abolizione della pena di morte ed emancipazione femminile in tutti i paesi del mondo.

Di pari passo alla diffusione di notizie su scala mondiale ed alla progressiva presa di coscienza delle problematiche globali, cominciano a svolgersi grandi manifestazioni con la partecipazione contemporanea in numerose località di decine di milioni di persone.

Infine L'economista Giancarlo Pallavicini afferma che, anche per effetto della tecnologia informatica, la globalizzazione può definirsi come "uno straordinario sviluppo delle possibili relazioni, non soltanto economico-finanziarie, pur preminenti, tra le diverse aree del globo, con modalità e tempi tali da far sì che ciò che avviene in un'area si ripercuota anche in tempo reale sulle altre aree, pure le più lontane, con esiti che i tradizionali modelli interpretativi dell'economia e della società non sono in grado di valutare correntemente, anche per la simultaneità tra l'azione ed il cambiamento che essa produce"[10].

  Bibliografia

  • Marc Augé, Nonluoghi, Eleuthera, Milano 1993
  • Saskia Sassen, Città globali, Il Mulino, Bologna 1997
  • George Ritzer, Il mondo alla Macdonald, Il Mulino, Bologna 1997
  • Zygmunt Bauman, Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, Ed. Laterza, Roma - Bari 1998 ISBN 978-88-420-6258-5
  • Roland Robertson, Globalizzazione. Teoria sociale e cultura globale, Asterios, Trieste 1999
  • Ulrich Beck, Che cosa è la globalizzazione. Rischi e prospettive della società planetaria, Carocci, Roma 1999
  • Zygmunt Bauman, La solitudine del cittadino globale, Feltrinelli, Milano 2000
  • Luciano Gallino, Globalizzazione e diseguaglianza, Laterza, Roma-Bari 2000
  • Naomi Klein, No Logo. Baldini e Castoldi, Milano 2001
  • Wayne Ellwood. La globalizzazione, Verso, Urbino 2003
  • Danilo Zolo, Globalizzazione. Una mappa dei problemi, Roma-Bari, Laterza 2004.
  • Franco Cardini, La globalizzazione. Tra nuovo ordine e caos, Il Cerchio, Rimini 2005
  • Martin Wolf, Perché la globalizzazione funziona. Il Mulino, Bologna 2006
  • Giancarlo Pallavicini, La nuova era globale suggerisce una verifica dell'economia e della finanza come dottrina e come prassi, Fondazione Vaticana "Centesimus Annus-Pro Pontificie", Convegno internazionale "Etica e Finanza", Città del Vaticano, 30 aprile 2000.
  • Giancarlo Pallavicini, Sirven nuevos mensajes y reglas a la globalizacion, apremiada por la difusion de la tecnologia avanzada, para que no empeore la marginacion y la exclusion de gran parte de la humanidad y promueva un desarrollo favorable al hombre y a la sociedad, protegiendo los valores. Un modelo de calculo de los resultados no directamente economicos: "La decomposicion de los parametros", III Encuentro Internacional de Economistas, "Globalizacion y problemas del desarrollo", La Habana, 24/29 de Henero del 2000.
  • Giancarlo Pallavicini, Libertà e Responsabilità: un paradigma strategico nell'era globale, 5.a Conferenza Internazionale Kondratiev, "Evoluzione e prospettive delle trasformazioni sociali", San Pietroburgo, 19/22 ottobre 2004.
  • Joseph E. Stiglitz, La globalizzazione che funziona, traduzione di Daria Cavallini, Einaudi, Torino 2006 ISBN 88-06-18016-9
  • Giuliano Battiston (intervista di), Zygmunt Bauman. Modernità e globalizzazione, Edizioni dell'Asino, Roma 2009 ISBN 978-88-6537-020-5
  • Alessandro Hellmann, Decadence Lounge. Viaggio nei nonluoghi del nostro tempo, Zona Editrice, Arezzo 2010,ISBN 978-88-6438-065-0
  • Carlo Mongardini, Capitalismo e politica nell'era della globalizzazione, FrancoAngeli Editore, Milano 2007

  Note

  1. ^ Naomi Klein, No Logo, 2002, Baldini Castoldi Dalai
  2. ^ Ulrich Beck, Che cos'è la globalizzazione?, 1997, Carocci
  3. ^ Pranab Bardhan. Does Globalization Help or Hurt the World's Poor?. Scientific American Magazine, aprile 2006. (Pranab Bardhan. La globalizzazione è un bene o un male per i paesi poveri? Le Scienze numero 454 - giugno 2006)
  4. ^ Muhammad Yunus. «Il seme del credito». Corriere della Sera, 07 novembre 2002. URL consultato in data 12-08-2010.
  5. ^ «Il monito su globalizzazione torture ed esecuzioni capitali». la Repubblica, 30 maggio 2001. URL consultato in data 12-08-2010.
  6. ^ Terry Marocco. «Vandana Shiva: il genocidio figlio della globalizzazione». La Stampa, 18 settembre 2006. URL consultato in data 12-08-2010.
  7. ^ «Il Papa contro la globalizzazione "Una nebbia che avvolge le nazioni"». la Repubblica, 6 gennaio 2008. URL consultato in data 12-08-2010.
  8. ^ Hirst e Thompson. La globalizzazione dell'economia. Editori Riuniti, 1997
  9. ^ Amartya Sen. Globalizzazione e libertà. Mondadori, 2002
  10. ^ Relazioni di Giancarlo Pallavicini al III° Encuentro Internacional de Economistas, "Globalizacion y problemas del desarrollo", La Habana, 24/29 de Henero del 2000, al Convegno Internazionale "Etica e Finanza", Fondazione Vaticana "Centesimus Annus Pro-Pontificie", Città del Vaticano, 30 aprile 2000 e alla 5.a Conferenza Internazionale Kondratiev "Evoluzione e prospettive delle trasformazioni sociali", San Pietroburgo, 19/22 ottobre 2004, richiamate nella bibliografia, nonché, del medesimo autore, "Centro Internazionale Studi "Michea", Seminario del 28 aprile 2007, Padenghe del Garda, "Internazionalizzaione dell'economia o globalizzazione?";ALICE Notizie-Esteri, da Apcom Mosca, 29.05.2008 h. 15.35, "Ne/Russia, Schroeder in "Club ristretto" Accademia delle Scienze. Più di 10 gli scienziati stranieri. Anche italiano Pallavicini (per studi sulla "Globalizzazione" all'Accademia delle Scienze, tra i quali: "The limits of the russian way to the Market and of globalization of the economy: two extremes heading towards the same destination, confirmation of Pitirim Sorokin's forecast", in "Return of Pitirim Sorokin", S. Kravchenko and N. Pokrovsky, Moscow, 2001, e "Libertà e responsabilità: un paradigma strategico nell'era globale", in bibliografia

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