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définition - Robert_Faurisson

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Robert Faurisson

                   

Robert Faurisson (Shepperton, 25 gennaio 1929) è un saggista francese.. È noto soprattutto per i suoi lavori negazionisti dell'Olocausto.

Nei suoi testi Faurisson sostiene che:

  1. non sarebbe mai esistito un piano preordinato di sterminio fisico degli ebrei, bensì un progetto per una loro emigrazione fuori dell'Europa (ad es. Madagascar o Uganda) e, in tempo di guerra, un piano di evacuazione verso i territori dell'Est appena occupati;
  2. non sarebbero stati uccisi 6 milioni di ebrei ma un numero molto inferiore (circa 500.000), a causa delle operazioni militari, della durezza dei campi di lavoro forzato, delle epidemie di tifo e dei bombardamenti alleati sui campi di concentramento;
  3. l'esistenza delle camere a gas negli ex campi di sterminio tedeschi sarebbe tecnicamente impossibile;
  4. l'intera storia dell'Olocausto sarebbe un'enorme invenzione della propaganda alleata a favore dello stato d'Israele.

Faurisson ha concentrato il suo interesse prevalentemente sul punto relativo alle camere a gas, e la sua tesi principale è conosciuta come "impossibilità tecnica dell'esistenza delle camere a gas naziste".

Indice

  Vita e carriera

Nato a Shepperton (Inghilterra) da padre francese e madre scozzese, in una famiglia permeata da marcati sentimenti anti-tedeschi in seguito alla seconda guerra mondiale, si laureò in lettere nel 1972 alla Sorbona di Parigi e insegnò presso l'Università di Lione 2 dal 1974 al 1990; nel corso di quel decennio pubblicò quattro monografie di critica letteraria.

Faurisson iniziò ad occuparsi dell'Olocausto dopo la lettura nel 1960 di un articolo dello storico tedesco Martin Broszat, futuro direttore dell'Institut für Zeitgeschichte di Monaco (Istituto di storia contemporanea), nel quale si affermava che nel territorio del vecchio Reich tedesco - e segnatamente a Dachau e Buchenwald - non ci sarebbero state "camere a gas", le cui installazioni sarebbero quindi state riservate ai territori acquisiti con la guerra[1]. Nella sua ricerca Faurisson consultò sia altri negazionisti che storici "ortodossi", entrando inoltre in corrispondenza con Paul Rassinier, un ex partigiano francese deportato nei campi di Buchenwald e Dora, impropriamente indicato dai negazionisti stessi il padre fondatore del negazionismo[2].

Nel 1978 Faurisson scrisse l'articolo Le «problème des chambres à gaz»[3], uno scritto estremamente sintetico che metteva in dubbio l'esistenza delle camere a gas naziste. Non trovando testate disponibili, Faurisson pubblicò l'articolo presso la rivista Défense de l'Occident, di proprietà dell'intellettuale fascista Maurice Bardèche[4].

Lo stesso testo fu poi ripubblicato sul quotidiano Le Monde il 29 dicembre 1978, accompagnato da un articolo a commento dello storico Georges Wellers. Nell'articolo Faurisson, persuaso dell'inesistenza delle camere a gas omicide, sollecitava gli storici ad aprire un dibattito sul tema, ed invitava chiunque a presentare prove incontrovertibili della loro esistenza e funzionamento. Il giorno successivo intervenne sul quotidiano Olga Wormser-Migot, a cui seguì la Lettre en droit de réponse publiée par le journal Le Monde (16 gennaio 1979). Il 21 febbraio 1979 ancora Le Monde pubblicò la dichiarazione detta dei trentaquattro storici[5], redatta da Pierre Vidal-Naquet e Léon Poliakov, in cui si rispose a Faurisson che le numerose testimonianze documentali ed orali raccolte - fra le quali le confessioni dei tedeschi stessi - rendevano impossibile dubitare dello realtà dello sterminio. Sulla questione tecnica, di cui Faurisson aveva chiesto conto, l'articolo non prendeva posizione, terminando con:

« Non bisogna domandarsi come un tale assassinio di massa sia stato tecnicamente possibile. È stato tecnicamente possibile poiché ha avuto luogo. »
(« Le Monde », 21 febbraio 1979, p. 23)

Faurisson inviò quindi il 26 febbraio 1979 una lettera al quotidiano, in risposta alla dichiarazione, intitolata Une preuve… une seule preuve, in cui chiedeva che gli fosse fornita una singola prova inoppugnabile sull'esistenza delle camere a gas[6]. Le Monde rifiutò tuttavia di pubblicare la sua lettera. Faurisson acquisì quindi grande notorietà grazie a questa polemica.

Nel 1980 il linguista statunitense Noam Chomsky, sebbene contrario alle tesi esposte, curò la prefazione dell'opera di Faurisson Mémoire en défense contre ceux qui m'accusent de falsifier l'histoire. La question des chambres à gaz ("Memoria in difesa contro coloro che mi accusano di falsificare la storia. La questione delle camere a gas"), sostenendo il principio della libertà di espressione di tutti, e quindi anche di Faurisson[7]. Per questo Chomsky ricevette numerose critiche, alle quali rispose con le Réponses inédites à mes détracteurs parisiens (Risposte inedite ai miei detrattori parigini)[8].

Il 26 aprile del 1983 si concluse un processo a suo carico, con la duplice imputazione di "danni recati a terzi" e "falsificazione della storia". La corte d'appello di Parigi condannò Faurisson per "danni recati a terzi" in seguito a sue affermazioni prive di valore scientifico, non giustificate dai suoi studi e di carattere puramente polemico, quale: "i pretesi massacri nelle camere a gas e il preteso genocidio sono una sola e stessa menzogna". La corte si dichiarò tuttavia incompetente ad esprimere un giudizio sulle sue tesi relative all'impossibilità dell'esistenza delle camere a gas, rimandando tale giudizio agli esperti e al pubblico, e respinse l'altro capo di imputazione, ossia di "falsificazione della storia", affermando che le accuse di leggerezza formulate contro i suoi studi non erano pertinenti e non potevano essere sufficientemente provate, e che nelle sue opere non si ravvisava né negligenza né incuria.[9]. Faurisson, a seguito del processo, affermò impropriamente che la corte avrebbe riconosciuto la fondatezza dei suoi studi e la sua legittimità nel dubitare dell'esistenza delle camere a gas, mentre in realtà essa non s'era pronunciata nel merito, bensì unicamente sul metodo. Purtruttavia, le conclusioni della corte di appello di Parigi vennero contestate da Wellers e Vidal-Naquet[10].

In seguito Faurisson ha pubblicato una vasta bibliografia "revisionista", in cui inoltre critica aspramente la storiografia sulla Shoah, che con disprezzo definisce "sterminazionista", in risposta all'epiteto di "negazionista" a lui attribuito.

Nel 1990 fu rimosso dall'insegnamento e privato della pensione a causa delle sue tesi negazioniste. Egli ha inoltre subìto anche altri processi per avere negato i crimini contro l'umanità, ricevendo in alcuni delle assoluzioni ed in altri delle condanne a pene pecuniarie (oltre a tre mesi in libertà vigilata, il 3 ottobre 2006).

Robert Faurisson è stato anche fatto oggetto di aggressioni fisiche. Nella più grave (1989) ha riportato la frattura della mascella[11].

  L'ordine dello sterminio fisico degli ebrei

Faurisson sostiene, in mancanza di un ordine scritto di Hitler o delle altre massime cariche del Terzo Reich per uno sterminio fisico degli ebrei, che quest'ordine non sarebbe mai esistito, e che quindi tale sterminio non avrebbe avuto luogo. Faurisson ha sostenuto in più occasioni: "Hitler non ha mai ordinato né consentito che chicchessia fosse ucciso a causa della sua razza o della sua religione"[12].

Fra le risultanze documentali in opposizione alle sue tesi vengono ricordate la conferenza di Wannsee del 20 gennaio 1942 e il discorso tenuto da Heinrich Himmler a Poznań (Posen in tedesco), in cui si parla esplicitamente di "Ausrottung des jüdischen Volkes" ("lo sterminio del popolo ebraico")[13] e le analogie con il precedente Aktion T4, il programma nazista di eugenetica che portò alla soppressione di decine di migliaia di persone affette da malattie genetiche o inguaribili e da malformazioni fisiche e che aveva causato numerose proteste. Del piano di sterminio denominato Aktion T4 esiste l'ordine scritto di Hitler[14], e secondo alcuni storici furono proprio le proteste sollevate da questo piano di sterminio che indussero Hitler ad evitare qualsiasi ordine scritto relativo all'Olocausto.

Faurisson affermò inoltre che la conferenza di Wannsee si sarebbe riferita all'evacuazione a Est delle popolazioni ebraiche, non già a un loro sterminio fisico. Alcuni storici, tra cui Martin Broszat e Christopher R. Browning non ritengono che a Wannsee venne formulato l'ordine dello sterminio, ma semplicemente definita l'organizzazione dello stesso[15]. Su Wannsee, in seguito, fu assai esplicito nel 1992 Yehuda Bauer, professore all’università di Gerusalemme, il quale dichiarò:

« Il pubblico ripete ancora, giorno dopo giorno, la sciocca storia (the silly story) che vuole che lo sterminio degli ebrei sia stato deciso a Wannsee. »
(Comunicato della Jewish Telegraphic Agency riportato su «The Canadian Jewish News», 30 gennaio 1992)

È comunque da ricordare che il segretario della Conferenza di Wannsee fu Adolf Eichmann, il quale nel corso del processo a suo carico a Gerusalemme confermò che fu proprio in questa occasione che si implementò il piano di sterminio, e che a latere della conferenza stessa i partecipanti parlarono in modo molto franco e diretto delle diverse metodiche pratiche di omicidio degli ebrei[16]. Per i negazionisti, gli interrogatori di Eichmann sono invece completamente falsi. Attualmente, la maggioranza degli storici della Shoah ritiene comunque provato che Wannsee fu proprio il luogo in cui si definì lo sterminio degli ebrei d'Europa[17].

In merito al discorso di Himmler, Faurisson sostenne invece che la corretta interpretazione della fonte dipendesse dal reinserimento del termine Ausrottung nel suo contesto, ossia "Ich meine jetzt die Judenevakuierung, die Ausrottung des jüdischen Volkes" (Intendo ora l'evacuazione degli ebrei, l'estirpazione del popolo ebreo), affermando che il capo delle SS intendesse parlare di semplici deportazioni, e non di uccisioni[18]. Anche rispetto a questa osservazione di Faurisson venne data risposta: nel discorso di Himmler vi sono molteplici passaggi che trattano l'argomento, con l'esplicita indicazione che proprio di morti si sta parlando: Und zugesehen, es durchgestanden hat keiner. Von Euch werden die meisten wissen, was es heisst, wenn 100 Leichen beisammen liegen, wenn 500 daliegen oder wenn 1000 daliegen. (E nessuno di loro [NDR: i tedeschi] ha visto, c'è passato attraverso. La maggior parte di voi [NDR: Himmler parla agli ufficiali delle SS] sa che cosa significa quando 100 corpi giacciono insieme, quando 500 corpi giacciono insieme, o quando ne giacciono insieme 1000)[19].

  La genesi della Shoah

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Shoah.

Esistono due linee di pensiero nell'ambito della storiografia sulla genesi della Shoah. Gli intenzionalisti sostengono che il genocidio degli ebrei sia stato preordinato e portato a termine grazie ad un'azione concertata; i funzionalisti affermano invece che la disposizione di sterminio abbia avuto origine quasi spontaneamente in seno alla burocrazia tedesca, senza intenzione formale esplicita e senza alcun piano iniziale.

Raul Hilberg, storico dell'Olocausto, curò nel 1985 una nuova edizione della sua opera The Destruction of the European Jews, in cui affermava come non esistesse una prova inoppugnabile circa un ordine diretto di Hitler volto allo sterminio fisico degli ebrei[20], ma che in mancanza di questo si potesse pensare ad un "incredibile incontro degli spiriti, una trasmissione di pensiero consensuale in seno a una vasta burocrazia [la tedesca]" (an incredible meeting of minds, a consensus mind reading by a far-flung bureaucracy)[21]. Hilberg confermò la sua teoria in un'intervista concessa a Le Monde nell'ottobre del 2006, affermando:

« Non c’era uno schema guida prestabilito. Quanto alla questione della decisione, essa è in parte insolubile: non si è mai ritrovato nessun ordine firmato da Hitler, di suo pugno, probabilmente perché un tale documento non è mai esistito. Io sono persuaso che le burocrazie sono mosse da una sorta di struttura latente: ogni decisione ne comporta un’altra, poi un’altra e così via, anche se non è possibile prevedere esattamente la tappa seguente. »
(« Le Monde des livres », 20 ottobre 2006, p. 12)

Ian Kershaw, uno dei massimi storici del nazismo e già appartenente alla corrente funzionalista, dopo aver analizzato l'incredibile coacervo di competenze sovrapposte all'interno dell'apparato statale della Germania nazista, giunse alla conclusione che la decisione dello sterminio fu dovuta ad una sorta di "venire incontro" degli alti gerarchi nazisti nei confronti di Hitler: un tentativo di interpretare o addirittura anticipare i desideri del Führer, il quale d'altro canto avrebbe comunque accettato e incoraggiato di buon grado questo piano[22].

  La tesi dell'impossibilità tecnica delle camere a gas naziste

Secondo Faurisson, non esisterebbero né documenti né testimonianze attendibili in grado di dimostrare l'esistenza di camere a gas omicide nei campi nazisti durante la seconda guerra mondiale; i resti delle camere a gas e le descrizioni pervenuteci del loro funzionamento non reggerebbero a un'analisi critica, e sarebbe stato tecnicamente impossibile utilizzarle a scopi omicidi, soprattutto secondo le modalità documentate dalle testimonianze. Faurisson si occupò delle strutture che utilizzarono lo Zyklon B (nei campi di Auschwitz e di Majdanek), mentre altrove (Bełżec, Sobibór, Treblinka e Chełmno) venne utilizzato monossido di carbonio prodotto dai fumi di scarico di grossi motori.

Il punto più critico, secondo il francese, sarebbe rappresentato dalla ventilazione delle camere a gas, procedimento che egli descrive come molto lungo e complesso (in particolare nel caso si sia utilizzato lo Zyklon B, universalmente indicato come strumento per lo sterminio degli Ebrei), e che quindi secondo le sue valutazioni risulterebbe incompatibile con i racconti dei testimoni e con le specifiche tecniche delle camere a gas. Ulteriore elemento ritenuto poco attendibile sarebbe quello relativo alla prossimità dei crematori ai locali indicati quali camere a gas, giacché l'acido cianidrico (di cui è principalmente composto lo Zyklon B) sarebbe un acido altamente infiammabile. Inoltre tali locali risulterebbero strutturalmente inadatti a gasazioni omicide in quanto manchevoli delle usuali misure di sicurezza (ad es. porte e vetri a tenuta stagna). Da ciò nacquero una congerie di studi riguardanti aspetti storiograficamente marginali ma considerati assolutamente essenziali dai negazionisti, quali la forma e le misure dei pertugi attraverso i quali lo Zyklon B veniva introdotto nelle camere a gas; la forma e la struttura delle loro porte; l'esatta misurazione dell'area di tutti gli ambienti dedicati allo sterminio e così via.

Essendosi Faurisson convinto che non esistessero studi approfonditi riguardo al funzionamento delle camere a gas naziste, egli quindi sostenne di aver ottenuto informazioni riguardo alla struttura e al funzionamento di quelle moderne da sei penitenziari statunitensi (San Quintino in California, Jefferson City in Missouri, Santa Fe nel Nuovo Messico, Raleigh nella Carolina del Nord, Baltimora nel Maryland e Florence in Arizona), che utilizzavano un metodo di gasazione basato sull'immissione di acido cianidrico, ipoteticamente simile a quello che si sarebbe utilizzato in alcuni campi di concentramento. Sulla base di queste ritenne necessario[23] rivolgersi a un presunto esperto della tecnologia delle camere a gas americane, che secondo lui avrebbe potuto determinare se quelle tedesche per esecuzioni fossero utilizzabili come tali.

Durante il processo contro il neonazista Ernst Zündel del 1988, al quale partecipò Faurisson stesso quale consulente e testimone della difesa[24], depose anche Fred Leuchter, raccomandato a Barbara Kulaszka, membro del collegio difensivo di Zündel, da Bill M. Armontrout, direttore del penitenziario di Jefferson City (Missouri) come esperto statunitense in progettazione, funzionamento e installazione di camere a gas. A Leuchter venne commissionata una perizia forense che prevedeva un sopralluogo negli ex campi di Auschwitz, Birkenau e Majdanek. Leuchter si recò quindi in Polonia per condurre la sua indagine, al termine della quale redasse un rapporto, stilato in due settimane e comprendente 192 pagine: The Leuchter Report: An Engineering Report on the Alleged Execution Chambers at Auschwitz, Birkenau, and Majdanek Poland, la cui introduzione venne curata da Faurisson stesso, allorché l'opera fu pubblicata l'anno successivo e che divenne la base per le sue ipotesi successive.

Il Rapporto-Leuchter[25] sostiene che le camere a gas naziste di Auschwitz non sarebbero state strutturalmente adatte ad uccidere degli esseri umani, e che l'analisi chimica di campioni delle pareti avrebbe rivelato minori tracce di cianuri, laddove ne rivelerebbe in grande quantità nei locali adibiti alla disinfestazione dei vestiti, parimenti effettuata tramite acido cianidrico (Zyklon B). Le tesi di Faurisson e le conclusioni di Leucther furono criticate dal farmacista francese Jean-Claude Pressac, che in particolare contestò il fatto che non si fosse tenuto conto, né delle diverse condizioni d'uso del gas - per la disinfestazione veniva lasciato operare per diverse ore senza aerazione, mentre per l'uccisione di esseri umani lo si adoperava per pochi minuti e poi si procedeva all'aerazione del locale - né delle diverse condizioni delle camere di sterminio, dove i residui erano rimasti esposti a lungo agli agenti atmosferici, in seguito al fatto che le strutture erano state distrutte dai tedeschi in ritirata, mentre le camere di disinfestazione degli indumenti erano rimaste intatte[26].

L'attendibilità di Leucther quale esperto venne messa pesantemente in dubbio all'interno dello stesso processo Zündel, tanto che la sua expertise non venne accettata dalla corte canadese: egli subì inoltre un processo negli Stati Uniti per essersi firmato ingegnere senza aver conseguito la laurea in ingegneria e venne condannato[27]. Le Corti Federali della Florida e della Virginia rigettarono altre testimonianze di Leuchter in quanto inaffidabili, accusando Leuchter di inaccuratezza e di aver deliberatamente modificato le dichiarazioni contenute in un affidavit[28]. Leucther sostenne in seguito che tali accuse fossero delle mere calunnie, ritenendo di aver subito delle persecuzioni in seguito alla sua testimonianza nel processo contro Zündel ad opera di alcune associazioni ebraiche, le quali avrebbero secondo lui esercitato pressioni per non fargli ottenere ulteriori incarichi professionali dalle strutture pubbliche statunitensi[29].

Sottoposto a dure critiche, l'attendibilità del rapporto Leuchter venne pesantemente messa in dubbio anche da altri negazionisti, quali per esempio Carlo Mattogno, che lo definì tecnicamente infondato[30]: a questo punto, nel 1992 Faurisson addusse, come ulteriore sostegno alla sua tesi sulle camere a gas, altri due rapporti, che avrebbero confermato le conclusioni di fondo del rapporto Leucther:

  • Il rapporto di Germar Rudolf, chimico tedesco membro della Max Planck Gesellschaft (in seguito espulso dall'Istituto)[31].
  • Il rapporto di Walter Lüftl, ingegnere austriaco e presidente dell'Ordine degli ingegneri austriaci (costretto a dimettersi immediatamente dopo la sua presa di posizione pubblica a favore del negazionismo)[32].

A questi due, Faurisson aggiunse anche la prima redazione del rapporto di Jan Markiewicz, membro dell'Istituto di ricerca forense di Cracovia, commissionato dal Museo Statale di Auschwitz: Faurisson infatti riteneva che portasse acqua al suo mulino[33]. In questo primo rapporto interno, del 1990, nel quale i ricercatori polacchi non erano ancora al corrente del rapporto Leuchter, le analisi dell'istituto in realtà rilevarono tracce di acido cianidrico anche nelle camere di sterminio, concludendo come Pressac che il motivo della scarsa quantità rinvenuta - rispetto agli ambienti utilizzate per l'eliminazione dei pidocchi - fosse la lunga esposizione agli agenti atmosferici. Nell'edizione definitiva del Rapporto-Markiewicz, vennero inoltre criticate le conclusioni di Leuchter e il metodo da lui utilizzato[34]. In seguito, la differente concentrazione delle tracce di acido cianidrico fra le camere di sterminio e quelle utilizzate per l'eliminazione dei pidocchi venne ancora una volta spiegata per il fatto che l'esposizione al gas nelle seconde ebbe luogo per periodi molto più lunghi e per tempi enormemente maggiori rispetto alle prime, in coerenza con i documenti e le testimonianze conosciute, nonché con le analisi effettuate e gli studi chimico-ingegneristici già apparsi.

Le tesi di Faurisson furono avversate da numerosi studiosi di diverse specializzazioni, tra cui Pierre Vidal-Naquet, Georges Wellers, Jean-Claude Pressac e Robert Jan Van Pelt. Le principali critiche sulla problematica tecnica inerente alle camere a gas giunsero dagli ultimi due, che dimostrarono in una serie di studi storico-ingegneristico-chimici la possibilità tecnica nonché l'esistenza delle camere a gas ad Auschwitz.

Il Rapporto Rudolf, che viene attualmente sostituito al Rapporto Leuchter come base chimico/scientifica delle tesi negazioniste, è stato sottoposto a critica, oltre che dalle risultanze delle analisi dell'"Istituto di ricerca forense" di Cracovia, dal farmacologo americano Richard J. Green[35], secondo il quale le tracce rinvenute sono del tutto compatibili scientificamente con l'esistenza di camere di sterminio nelle strutture indicate. Rudolf e altri negazionisti replicarono a Green[36], nel tentativo di coinvolgere Green in una lunga querelle all'interno della quale essi avrebbero potuto giocare il ruolo di "controparte scientifica". Le numerose argomentazioni degli oppositori del negazionismo sono state raccolte nel volume del cardiologo italiano Francesco Rotondi[37].

Il professore di architettura Robert J. Van Pelt, che aveva partecipato come consulente della difesa nel 1999/2000 a un processo intentato da David Irving contro Deborah Lipstadt nel corso del quale Irving aveva presentato il rapporto Rudolf come proprio affidavit, nella sua successiva opera basata sul suo rapporto processuale[38] pubblicata nel 2002[39] criticò approfonditamente il rapporto Rudolf analizzando la questione delle camere a gas di Auschwitz dal punto di vista storico e ingegneristico, col sostegno di documenti del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, di una serie di testimonianze dell'epoca e l'apporto di altri ingegneri e chimici. Fra le testimonianze, vi fu quella di Michal Kula, che fu il costruttore delle colonne metalliche per l'immissione dei gas nelle camere di sterminio[40]. I negazionisti affermarono che le testimonianze erano inaffidabili (è da notare che per i negazionisti non esiste nessuna testimonianza attendibile per il processo dello sterminio, nemmeno quelle dei tedeschi rei confessi) e rilevarono la presunta mancanza di resti visibili di fori per gli apparati descritti (o per altri mezzi di immissione) tra le macerie del tetto di una delle camere a gas di Auschwitz (secondo lo slogan di Faurisson: no holes, no holocaust)[41]. Sulla presenza di questi fori si è sviluppata una diatriba, visto che tali aperture effettivamente esistono tuttora[42], ma i negazionisti ritengono che siano stati fatti ad arte o che in realtà non siano quel tipo di fori di cui si parla. In conclusione, il giudice della causa fra Irving e Deborah Lipstadt dette completamente ragione alla seconda, confermando giudiziariamente le conclusioni di Van Pelt e rigettando il rapporto Rudolf.

  Faurisson e il diario di Anna Frank

Nel 1978, Faurisson pubblicò un lungo articolo nel quale affermò che il Diario di Anna Frank in realtà fosse un falso, prodotto artificiosamente dal padre di Anna, Otto Frank[43]. Il tema della veridicità del Diario è un classico topos negazionista, ma Faurisson diede alla questione un taglio pseudoscientifico mai prima così approfondito, causando molte polemiche. Nel 1986 - a seguito di profondi studi letterari e chimico-scientifici al fine di sottoporre ad analisi non solo il testo del Diario, ma anche il tipo di carta e l'inchiostro utilizzato dalla Frank - venne pubblicata un'edizione critica del Diario dia Anna Frank, che riuscì non solo a dimostrare la genuinità del testo, ma fece anche cadere le varie illazioni negazioniste. Purtuttavia, Faurisson insistette nuovamente a cercare di dimostrare la vedicità dei suoi assunti, pubblicando nel 2000 una rivisitazione del suo originale articolo[44]. Entrambi gli articoli di Faurisson sono stati analizzati e sottoposti a critica, rilevandone l'inconsistenza storica e le varie incongruenze logiche[45].

  Ultimi anni

Faurisson sostiene di aver indotto numerosi storici a rivedere le loro posizioni, travisando però in parte o in tutto il loro pensiero.

Lo storico francese Eric Conan nel 1995 affermò che Faurisson aveva ragione nell'affermare che una delle camere a gas di Auschwitz che viene mostrata ai turisti è in realtà una ricostruzione eseguita nel dopoguerra a fini didattici e museali.

« Nel 1948, al momento della creazione del museo, il crematorio fu ricostruito in uno stato d'origine supposto. Tutto vi è falso: le dimensioni delle camere a gas, l'ubicazione delle porte, le aperture per l'immissione dello Zyklon-B, i forni, riedificati secondo i ricordi di qualche sopravvissuto, l'altezza del camino. Alla fine degli anni '70, Robert Faurisson sfruttò ancor meglio quelle falsificazioni in quanto i responsabili del museo ricalcitravano allora a riconoscerle. »
(Eric Conan, “Auschwitz : la mémoire du mal”, « L’Express », 19-25 gennaio 1995, p. 68)

È da notare che il ragionamento di Conan ha un forte riferimento sulla capacità insita nel metodo della scienza storiografica di emendare sé stessa per successivi affinamenti, indipendentemente dalle prese di posizione dei negazionisti, e che il testo dal quale viene tratta la precedente citazione riconosce senza alcun dubbio la veridicità storica della Shoah e della camere a gas di Auschwitz-Birkenau.

Faurisson citò anche Jacques Baynac, un altro storico francese, il quale nel 1996 aveva riconosciuto che non vi erano prove dell’esistenza delle camere a gas naziste ("assenza di documenti, di tracce o di altre prove materiali")[46]. Il negazionista francese ha ritenuto lo scritto di Baynac l'atto di capitolazione della storiografia "ortodossa". Quest'ultimo, tuttavia, si riferisce a questioni di metodo storiografico, in relazione al dibattito sulle leggi francesi contro il revisionismo dell'Olocausto, e sostiene che, in mancanza di documenti che provino in modo inoppugnabile l'esistenza delle camere a gas, la ricerca storica deve proporsi di dimostrare, con altri documenti l'impossibilità della loro inesistenza: "Stabilendo che l'inesistenza delle camere a gas è impossibile, si liquiderà definitivamente la pretesa del negazionismo di porsi come una scuola storica tra altre e lo si costringerà ad apparire per ciò che è sin dall'inizio: una ideologia, quella di una setta propugnatrice di una utopia reazionaria il cui mezzo e il cui fine sono di cambiare il passato escludendo il reale a vantaggio del virtuale"[47].

Nel dicembre del 2006 ebbe luogo una conferenza a Teheran, sul tema dell'Olocausto, patrocinata dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, alla quale parteciparono molti storici negazionisti e persino sei rabbini definiti "anti-sionisti". Faurisson presentò in tale sede una relazione in cui esponeva sinteticamente quelle che ritiene essere le più notevoli vittorie che il negazionismo avrebbe ottenuto negli anni[48].

In un'intervista del 5 febbraio 2008 pubblicata alla giornalista italiana Giovanna Canzano, Faurisson ha dichiarato di essere giunto alla fine della sua carriera di storico, a causa della sua vecchiaia e poiché ritiene oramai concluso il suo compito, ossia di aver vinto la polemica scientifica contro i suoi avversari[49] Nel dibattito storiografico sulla Shoah il nome di Faurisson è invece assente e le presunte vittorie del negazionismo vengono rilevate solo nelle pubblicazioni e nei siti negazionisti e neonazisti[50][51].

  Note

  1. ^ "Keine Vergasung in Dachau", Die Zeit, 19 agosto 1960, p. 16 (traduzione italiana online). Va rimarcato che anche il negazionista italiano Carlo Mattogno (Il mito dello sterminio ebraico. Introduzione storico-bibliografica alla storiografia revisionista, Sentinella d'Italia, Monfalcone 1985; vedi anche qui) - riconosce che Broszat non sostenga affatto che l'Olocausto non avrebbe avuto luogo, essendo materialmente avvenuto nei campi appositamente realizzati al di fuori dei territori appartenenti al Reich nel 1938, ed in particolare nella Polonia occupata.
  2. ^ In realtà, il primo a mettere in dubbio l'Olocausto fu Maurice Bardèche, noto neofascista francese.
  3. ^ L'espressione del titolo è ripresa dalla storica ebrea Olga Wormser-Migot, che nel suo Le Système concentrationnaire nazi, 1933-1945 (Parigi, Presses universitaires de France, 1968), dedicò un capitolo a ciò che ella chiama "Il problema delle camere a gas" (pp. 541-544).
  4. ^ Défense de l'Occident, giugno 1978, pp. 32-40. traduzione italiana online. Alla fine dell'articolo, nell'"Avvertenza" Faurisson minaccia di far ricorso alla legge nel caso in cui il suo scritto fosse stato accusato di apologia del nazismo.
  5. ^ (FR) Dichiarazione dei trentaquattro storici.
  6. ^ Una prova... una sola prova. Trad. it. online.
  7. ^ Alcune riflessioni elementari sul diritto alla libertà d'espressione. Traduzione italiana on-line.
  8. ^ (FR) Réponses inédites à mes détracteurs parisiens, Spartacus, 1984.
  9. ^ Robert Faurisson, L'incroyable affaire Faurisson. Il testo contiene in appendice la sentenza della corte emessa il 26 aprile 1983: «Considérant qu'à s'en tenir provisoirement au problème historique que M. Faurisson a voulu soulever sur ce point précis, il convient de constater que les accusations de légèreté formulées contre lui manquent de pertinence et ne sont pas suffisamment établies; qu'en effet la démarche logique de M. Faurisson consiste à tenter de démontrer, par une argumentation [qu'il estime] de nature scientifique, que l'existence des chambres à gaz, telles que décrites habituellement depuis 1945, se heurte à une impossibilité absolue, qui suffirait à elle seule à invalider tous les témoignages existants ou à tout le moins à les frapper de suspicion; Que s'il n'appartient pas à la cour de se prononcer sur la légitimité d'une telle méthode ni sur la portée des arguments exposés par M. Faurisson, il n'est pas davantage permis d'affirmer, eu égard à la nature des études auxquelles il s'est livré, qu'il a écarté les témoignages par légèreté ou négligence, ou délibérément choisi de les ignorer; Qu'en outre, personne ne peut en l'état le convaincre de mensonge lorsqu'il énumère les multiples documents qu'il affirme avoir étudiés et les organismes auprès desquels il aurait enquêté pendant plus de quatorze ans; Que la valeur des conclusions défendues par M. Faurisson relève donc de la seule appréciation des experts, des historiens et du public».
  10. ^ Wellers: «La corte ha riconosciuto che [Faurisson] si era ben documentato. Il che è falso. È stupefacente che la corte ci sia cascata» ("Le Droit de vivre", giugno-luglio 1987, p. 13); Vidal-Naquet: «[La corte] ha riconosciuto la serietà del lavoro di Faurisson, che è il colmo, e, insomma, lo ha condannato solo per aver agito con malanimo riassumendo le sue tesi in slogan» (Les Assassins de la mémoire, Parigi, 1987, p. 182).
  11. ^ Faurisson all'ospedale.
  12. ^ Vedi: Una spiegazione di R. Faurisson sul sito "AAARGH".
  13. ^ Informazioni e documentazione sul discorso di Posen (EN) .
  14. ^ [1] Riproduzione fotografica dell'ordine autografo di Hitler, concernente lo sterminio degli handicappati e degli asociali
  15. ^ Nell'opera di Browning La décision concernant la solution finale, Broszat afferma che Hitler non impartì un preciso e diretto ordine di sterminio, ma che questo stesso derivò da una complessa congerie di azioni e reazioni tipiche dell'apparato statale e burocratico della Germania nazista; Browning in un congresso tenutosi a Stoccarda sostenne invece l'ipotesi di un assenso quasi implicito, un "cenno della testa" di Hitler (v. il resoconto del congresso Der Mord an den Juden im Zweiten Weltkrieg. E. Jäckel e J. Rohwer Editori. DVA, Stuttgart 1985, p. 186).
  16. ^ [2] Il verbale dell'interrogatorio ad Eichmann, nella parte dedicata alla conferenza di Wannsee (in inglese)
  17. ^ Si veda per un quadro di insieme K.Pätzold Kurt - E.Schwarz, Ordine del giorno: sterminio degli ebrei. La Conferenza del Wannsee del 20 gennaio 1942, Bollati Boringhieri 2000, ISBN 8833912132
  18. ^ Cfr. ad es. (ES) Enrique Aynat, El Holocausto a debate. Respuesta a César Vidal, Valencia 1995, p. 59-60 (ed. on-line).
  19. ^ [3] Testo del discorso di Himmler a Posen
  20. ^ The Destruction of the European Jews, New York, Holmes & Meier, 1985, pp. 53, 55, 62.
  21. ^ «Newsday», New York, 23 febbraio 1983, p. II/3.
  22. ^ I.Kershaw, Hitler. 1889-1936 / 1936/1945 2 vol., Bompiani 2003, ISBN 978-88-452-3296-1
  23. ^ Robert Faurisson in «Prefazione» al Rapporto Leuchter (traduzione italiana on-line).
  24. ^ (EN) Resoconto del processo-Zündel del 1988 redatto da Barbara Kulaszka con rimando agli atti del processo.
  25. ^ (EN) The Leuchter Reports
  26. ^ Jean-Claude Pressac, "Le carences et incohérences du «Rapport Leuchter»", in Jour J. La lettre télégraphique juive, 12 dicembre 1988, disponibile in rete sul sito PHDN.org, in lingua francese). Secondo Pressac, inoltre, i limiti di infiammabilità nell'aria del gas sono compresi tra le concentrazioni del 5,6% e del 40% (tra 67,2 e 480 g al m³), che sono di gran lunga superiori a quelle utilizzate nelle camere a gas (12 g per m³ in quelle destinate allo sterminio dei prigionieri e non ci sarebbero pertanto ostacoli a un loro uso in prossimità dei crematori).
  27. ^ [4] La sezione dedicata al cosiddetto rapporto Leuchter all'interno del sito www.nizkor.org
  28. ^ [5] Riassunto sulla posizione giudiziaria di Fred Leuchter
  29. ^ (EN) Fr. Leuchter, Is there life after persecution? The botched execution of Fred Leuchter, "The Journal of Historical Review", Vol. 12 No. 4 (Winter 1992); sulle qualifiche di Leuchter e le persecuzioni a suo danno v. anche Mark Weber, Fred Leuchter: Courageous Defender of Historical Truth, ibidem.
  30. ^ C.Mattogno, Olocausto: dlettanti allo sbaraglio, p.181
  31. ^ (EN) The Rudolf Report.
  32. ^ (EN) The Lüftl Report.
  33. ^ (EN) Prima redazione del Rapporto-Markiewicz.
  34. ^ (EN) Edizione definitiva del Rapporto-Markiewicz.
  35. ^ R. J. Green, The Chemistry of Auschwitz; R. J. Green, Leuchter, Rudolf & the Iron Blues: R. J. Green e J. McCarthy, Chemistry is Not the Science: Rudolf, Rhetoric & Reduction"
  36. ^ (DE) “Das Rudolf Gutachten in der Kritik, Teil 2,” Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung 3(1) (1999), pp. 77-82;(EN) “Some considerations about the ‘Gas Chambers’ of Auschwitz and Birkenau”; (EN) G. Rudolf, “Character Assassins”; (EN) G. Rudolf, “Dr. Richard Green’s Evasions”.
  37. ^ Luna di miele ad Auschwitz. Riflessioni sul negazionismo della Shoah, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2005, con scheda e indice in rete. Una risposta di Franco Rotondi alle critiche del negazionista Carlo Mattogno si trova in rete sul suo blog (11 gennaio 2007).
  38. ^ (EN) Rapporto-Pelt.
  39. ^ R. J. Van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, Indiana University Press, Bloomington 2002
  40. ^ [6] Il paragrafo dedicato alle colonne per l'immissione dello Zyklon-B nelle camere a gas.
  41. ^ Tra questi Robert Countess (R. H. Countess, "The Kula Kolumn: Exactitude in Action", destinato al volume in onore di Faurisson pubblicato nel 2004 (testo in rete in inglese) e lo stesso Rudolf (con un Risposta di Rudolf a Van Pelt testo pubblicato in rete], in inglese, che esamina in dettaglio i racconti dei testimoni che trattarono dell'inserzione del gas, ritenuti da lui inattendibili, e numerosi particolari tecnici.
  42. ^ [7] I fori sul tetto delle camere a gas ad Auschwitz
  43. ^ Robert Faurisson, Is The Diary of Anne Frank genuine?, in The Journal of Historical Review, vol. 3, n. 2, 1982, pp. 147 ss.: questa è la versione in inglese dell'articolo, apparsa quattro anni dopo
  44. ^ Robert Faurisson, The Diary of Anne Frank: Is it Genuine? (versione inglese del testo).
  45. ^ Dene Bebbington, Rebuttal of Faurisson on the Anne Frank Diary, dal sito The Holocaust-History Project.
  46. ^ « Le Nouveau Quotidien de Lausanne », 2 settembre 1996, p. 16, e 3 settembre 1996, p. 14.
  47. ^ Ampi stralci dell'articolo sono riportati nell'articolo di Carlo Mattogno Se la storia è un'opinione. Come gli storici delegano alla giustizia il compito di far tacere i revisionisti
  48. ^ Relazione di Faurisson alla Conferenza di Teheran "Le vittorie del Revisionismo".
  49. ^ Robert Faurisson risponde a sei domande della giornalista italiana Giovanna Canzano.
  50. ^ [8] Un articolo da un sito negazionista che esalta la "tremenda vittoria" dei negazionisti stessi
  51. ^ [9] La "vittoria del revisionismo" e di Faurisson secondo un sito razzista e neonazista americano

  Bibliografia

  Voci correlate

  Collegamenti esterni

  Di parte negazionista o favorevole a Faurisson

   
               

 

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